Gli Esordienti 2007 di mister Farina e il suo "brasiliano" tutta fantasia - S.S.D. Virtus Romano 1983
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Gli Esordienti 2007 di mister Farina e il suo “brasiliano” tutta fantasia

Gli Esordienti 2007 di mister Farina e il suo “brasiliano” tutta fantasia

Quando il talento è questione di… geni. Gioca a calcio col sorriso nel volto, è elegante, fantasioso, talvolta “lunatico”. Nelle sue vene scorre sangue italo-carioca (da parte di madre). È la raffigurazione della bellezza del calcio: stiamo parlando di Andrew Bertoncello, giocatore che se userà bene i propri talenti, potrà essere un prospetto davvero interessante.

La rubrica settimanale sul settore giovanile fa tappa oggi dai nostri Esordienti 2007, allenati da mister Alberto Farina.

Mister, che giocatore è Andrew Bertoncello, come ce lo descriveresti?
Andrew è un ragazzo con talento. È un centrocampista arrivato lo scorso anno a Romano, prima era all’Eurocalcio e devo dire che è molto bravo a livello tecnico. È il metronomo della mia squadra, è quello che fa girare tutto il gruppo. Ho un aneddoto divertente che lo riguarda. L’anno scorso abbiamo fatto un importante torneo a Caorle e l’avevo promosso capitano, perché era anche un esempio per gli altri ragazzi. Da là è rimasto lui il capitano della squadra, mentre prima lo sceglievo a rotazione. Ad ogni modo, da quando lui è diventato capitano abbiamo vinto quasi tutte le partite, arrivando in finale: da lì lo abbiamo soprannominato “Talismano”, perché sembrava portasse fortuna. Tornando alle sue caratteristiche, posso dire che ci tiene tanto, si vede che ha tanta passione. A volte se lo sostituisco la prende male, ma non perché sia permaloso, semplicemente perché vorrebbe stare dentro a giocare sempre per contribuire quanto più possibile. È un ragazzo molto educato, che prende bene i miei consigli e le mie critiche, si vede che gli piace imparare. È in continuo miglioramento e in continua crescita: ha già gli occhi puntati addosso, tanto che cominciano già ad arrivare richieste importanti. Riesce a coinvolgere i compagni ed anche a caricarli.

Spostandoci da Andrew e parlando in generale dei tuoi ragazzi, qual è il consiglio che ripeti loro più frequentemente?
Ricordo loro che devono vivere il calcio come un divertimento, nel senso che devono sentirsi liberi di provare, di buttarsi. Io da quel punto di vista non li critico mai: se provano a fare un numero, una finta, io sono felice, perché lascio loro molta fantasia. Allo stesso tempo, chiedo sempre il rispetto assoluto delle regole e della struttura, ma anche il rispetto nei confronti dei compagni e del mister. Ci tengo molto, perché il calcio senza regole non è calcio. Loro sanno che su questo non transigo, se sgarrano saltano la partita o comunque pagano un pegno. In campo però sono liberi, non do alcun tipo di pressione. Per me il giocatore deve avere piena conoscenza e consapevolezza dell’azione che deve eseguire, in pratica deve sapere cosa fare nelle varie situazioni di gioco che si vengono a creare. Quindi giocatori “veloci” non solo tecnicamente, ma anche mentalmente.

Mi racconti come sta andando la stagione?
La stagione sta andando bene, in queste categorie non c’è classifica, ma a livello di obiettivi ad inizio anno mi ero posto quello di portare avanti un’idea di gioco. Loro sanno che non m’interessa il risultato, è chiaro che vincere o perdere cambia, ma è un obiettivo secondario. A me interessa vedere un gioco palla a terra e che ci fosse, come ho già detto, un’idea di gioco. Mi interessa lavorare sulla loro personalità, affinché si formino anche per le categorie superiori. Un bambino deve sapere prendersi le proprie responsabilità, deve avere personalità, deve avere autostima e queste sono cose che ho puntato a sviluppare.

Se dovessi presentare la tua squadra, come me la descriveresti?
È un gruppo molto affiatato ed unito, arrivano da 3-4 anni di gioco assieme. C’è stata qualche nuova entrata l’anno scorso, ma la base è una squadra consolidata. In spogliatoio li vedi uniti, escono, vanno alle feste: sono davvero uniti. Fuori campo sono casinisti, si divertono, ma una volta in campo sono serissimi, si impegnano e mi ascoltano. Sanno che quando è ora di fare calcio si fa calcio. La loro unione si riflette anche in campo e nelle partite più difficili questo è un valore aggiunto, perché si aiutano e si sostengono a vicenda.

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