A tu per tu con... ALESSANDRO ZEN - S.S.D. Virtus Romano 1983
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A tu per tu con… ALESSANDRO ZEN

A tu per tu con… ALESSANDRO ZEN

“A TU PER TU CON…” è un nuovo spazio di approfondimento a 360° con i protagonisti della nostra squadra!
Sogni, ricordi, aneddoti e curiosità per conoscere meglio chi, ogni domenica, ci fa tifare sempre più forte per la VIRTUS ROMANO!

Questa settimana la “RAFFICA DI DOMANDE” tocca al nostro ALESSANDRO ZEN!

Quando sei nato e dove? 16/04/1994 a Bassano del Grappa.

Ruolo? Attaccante, da sempre.

Qual è la partita che ricordi con più affetto e perché? Il calcio fa parte della mia quotidianità, quindi ci sono un sacco di partite che ricordo con affetto. Quella che ricordo con particolare affetto è quella delle giovanili, categoria Allievi. Era il derby contro il Borso, sentitissimo e seguitissimo a livello locale. Abbiamo vinto 2-1 in 10 contro 11 ed io ho fatto una doppietta, quindi è una partita che mi ha emozionato.

Un gol che ricordi con particolare affetto? Io sono un attaccante, quindi di gol ce ne sono tanti, perché ognuno ti resta dentro e ti sprona a farne altri che ti facciano provare la stessa emozione. Credo che il gol più importante sia il primo che ho fatto in Prima squadra, qualche anno fa, contro l’Altivolese Maser. Stavamo perdendo 0-1, il mister mi ha fatto entrare e sulla ribattuta di un mio amico (Marco Tona, che ora allena qui alla Virtus) ho segnato il gol dell’1-1. Questo ci ha permesso di fare il punto che ci ha portato in Prima categoria e ci ha aiutato a salvarci. E poi, al di là di tutti questi motivi, il primo gol fra i “grandi” è uno step importante.

Se potessi rigiocare una partita, quale sarebbe e perché? Beh, che rigiocherei perché sono state belle ed emozionanti ce ne sono un’infinità da elencare. Se proprio dovessi sceglierne una, direi quella dello scorso anno contro il Santa Croce. Eravamo al ritorno, noi avevamo chiuso il girone di andata in maniera stratosferica, eravamo primi ed avevamo fatto 8 vittorie consecutive. La stagione stava andando molto bene, quindi. Poi ci siamo trovati davanti a delle difficoltà, perché si sono concentrati nelle stesso momento diversi infortuni ed assenze. La partita con il Santa Croce era importante. Io fui schierato come titolare. Vincevamo 2-0 il primo tempo, io ho sempre cercato di dare il massimo ma sullo scadere ci hanno fatto il 2-1. Psicologicamente abbiamo accusato un po’ il colpo. Nel secondo tempo hanno recuperato e la partita si è conclusa 5-3 per loro. Quella partita, secondo me, fu un duro colpo. La stagione non è più proseguita come era iniziata. Per questo se potessi rigiocare una partita sarebbe questa: vorrei vincerla e vedere come sarebbe andata da lì in avanti, non dico per vincere il campionato, ma magari per toglierci qualche soddisfazione in più, quello sì.

Come è nata in te la passione per il calcio? La mia passione per il calcio è nata qui alla Virtus ovviamente. Io ho sempre giocato qui, tutte le categorie. Il calcio mi ha dato tanto, nel bene e nel male. Ho vissuto delle esperienze che ancora oggi, ripensandoci, mi fanno emozionare e venire i brividi. Vengo da una famiglia che ha sempre vissuto per il calcio e nel calcio, quindi non potevo che appassionarmi anch’io. Questo sport è lo specchio della vita: se vuoi ottenere dei risultati devi fare fatica e dare il 100%… sempre. Il calcio poi va oltre il campo: è stare con la squadra, passare del tempo con i compagni, ma il calcio è anche l’impegno della dirigenza o di tutte quelle persone che lavorano per noi, come Aldo Facchin e Tarcisio Tosin, che ci aiutano e sono lì per noi prima e dopo le partite. Il calcio è tanto di più rispetto a quello che si pensa. Per farti un esempio, io ho un amico che ho conosciuto in vacanza al mare. Lui è giovanissimo e ha esordito quest’anno in Serie A con l’Atalanta: io lo sento, di tanto in tanto ci vediamo e io faccio sempre il tifo per lui. Quindi il calcio è questo, una passione che mi accompagna da quando sono nato e che fa parte di tutti gli aspetti della mia vita. Io poi sono ancor più fortunato, considerato che ho un papà che da sempre è in mezzo al calcio. Lo devo ringraziare: è lui che mi ha messo il pallone in mano quand’ero piccolissimo e mi ha fatto innamorare di questo sport.

Hai un giocatore a cui ti ispiri? Non ce n’è uno in particolare, ma posso dirti che io sono sempre stato un attaccante e fin da giovane, quando non c’erano ancora tutti questi canali social ma c’era YouTube, ricordo che mi guardavo i video di Inzaghi. Andavo pazzo per Inzaghi: per me era quell’attaccante a cui non avresti dato 2 euro e invece ti faceva dei gol che non capivi neanche come li realizzasse. Se devo dire per me chi può essere un modello, direi Alex Del Piero. Sicuramente mi ispiro a calciatori del genere, non a quelli stile Balotelli. Di Natale, Miccoli, Quagliarella, Totti: sono tutti nomi di calciatori che reputo possano essere dei modelli. Ricordo che guardavo i video con i loro gol su YouTube, accompagnati dalle canzoni di quegli anni; la domenica poi giocavo e se segnavo il lunedì andando a scuola in bus, rivivevo a mente il mio gol con tanto di colonna sonora, come fosse stato uno di quei video dei campioni che seguivo.

Hai un soprannome? Tutti i giorni mi chiamano Ale Zen, ma un compagno sempre qui alla Virtus qualche anno fa (Marco Rizzitelli, che ricordo con affetto) mi aveva soprannominato “La Vipera”, perché diceva che spuntavo fuori dalle difese quando nessuno se lo aspettava. Non posso dargli torto, sono sempre stato uno che agiva un po’ “sotto traccia”.

Qualche domanda sulla vita di spogliatoio. Qual è Il tuo compagno più elegante, quello che ci tiene di più al look? Non ci sono dubbi: Jacopo Pupi.

E quello più lento a farsi la doccia? So che i miei compagni hanno fatto il mio nome ed è vero, io sono uno degli ultimi, lo ammetto. Io sono lento in generale in tutto, ma in questa circostanza me la prendo comoda perché, secondo me, la doccia dopo l’allenamento è un momento sacro, per pensare, per riflettere. Non solo: a me piace cantare sotto alla doccia ed essendo vicino alla doccia di Niccolò Costa non esiste che usciamo prima di aver riproposto il repertorio di Battisti o qualche hit italiana in voga in quel determinato periodo.

Il più casinista? Siamo una squadra abbastanza tranquilla, ma quando è ora di far festa, anche fuori dallo spogliatoio, in prima linea ci sono Filippo Contro e Jaier Campagnolo.

Qual è il momento che ricordi della tua infanzia legato al calcio e alla tua famiglia? Io e mio padre siamo tifosi del Milan e quindi moltissimi ricordi della mia infanzia sono legati alle partite del Milan che guardavo con lui. Le guardiamo ancora: è una tradizione che manteniamo. Ho un ricordo che risale ai primi anni 2000: finale di Champions Milan-Liverpool. Il Milan vinceva 3-0 il primo tempo, ma poi il Liverpool ha rimontato ed abbiamo perso ai rigori. Ero piccolino, ma ricordo che sono andato a letto piangendo quella sera e mio papà cercava di consolarmi.

Qual è la scelta che rifaresti e quella che non rifaresti nel tuo percorso calcistico? Una scelta che eviterei è forse quella fatta qualche anno fa di lasciare la Virtus per una mezza stagione per fare un’esperienza in un’altra società. Comunque qui ho imparato qualcosa ed è una scelta che mi ha dato molto, ma tornando indietro forse eviterei o magari farei un’esperienza in un contesto diverso. Ad essere sincero, a livello di prima squadra, spero negli anni futuri: se ci credo e se mi alleno tanto posso ancora prendermi qualche soddisfazione.

Se non avessi fatto il calciatore, quale sport ti sarebbe piaciuto praticare? Certo, io amo lo sport. Che sia basket, pallavolo, calcetto balilla non importa. Ma il calcio chiaramente è il mio grande amore.

Come ti vedi tra 10 anni e dove? Tra dieci anni di sicuro giocherò ancora, spero di giocare fino a 45 anni se riesco! Poi mi piacerebbe allenare una squadra di giovani.

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